
— INFO
BANDITO IN PATRIA. IN SCENA A VENEZIA.
Definita dal New York Times «una delle compagnie clandestine più coraggiose e ispirate del pianeta», Belarus Free Theatre è l’unico teatro in Europa messo al bando dal proprio governo per ragioni politiche. Dall’esilio, porta Official. Unofficial. Belarus. alla Biennale di Venezia: un’opera sulla sorveglianza, realizzata sotto sorveglianza.
— VISITA
TROVA LA PORTA.
- Date
- 9 maggio – 22 novembre 2026
- Orari di apertura
- Martedì – domenica, 10:00–18:00Lunedì chiuso
- Ingresso gratuito
- Ingresso gratuito
- Luogo
- Chiesa di San Giovanni Evangelista
- Indirizzo
- S. Polo 2454, 30125 Venezia VE, Italia
Le informazioni complete per la visita sono pubblicate dalla Biennale di Venezia: labiennale.org
— OPERE
IMMERGI TUTTI E CINQUE I SENSI IN UNA BIELORUSSIA INDIPENDENTE
Dipinti inediti realizzati appositamente per lo spazio da Sergey Grinevich; un paesaggio sonoro creato su misura e una nuova composizione per organo di Olga Podgayskaya; interventi scultorei di grandi dimensioni di Vladimir Tsesler, Nicolai Khalezin MBE, Daniella Kaliada e Natalia Kaliada MBE; un progetto olfattivo degli innovatori ucraini di ol.factory; un’offerta commestibile da condividere, ideata dallo straordinario chef danese Rasmus Munk; e un’installazione sonora con le voci di Gillian Anderson, Sir Stephen Fry, Jude Law, Dame Joanna Lumley e Ruth Wilson. Chiesa di San Giovanni Evangelista — dal 9 maggio al 22 novembre.
INSTALLAZIONE SONORA
In un cimitero privato adiacente, un’installazione sonora immersiva pervade lo spazio con le testimonianze registrate di prigionieri politici bielorussi recentemente liberati.
Per tutelarne l’anonimato, tutte le testimonianze degli ex prigionieri presenti nell’installazione sonora sono interpretate da attori di primo piano del teatro e del cinema: Gillian Anderson, Sir Stephen Fry, Jude Law (da lungo tempo anche membro del consiglio di amministrazione di BFT), Dame Joanna Lumley e Ruth Wilson.
— PARTECIPANTI
UN PADIGLIONE SENZA CONFINI
Official. Unofficial. Belarus. è «un folgorante padiglione dissidente» (The Financial Times) e il «miglior padiglione non ufficiale» secondo The Art Newspaper
DOSSIER 01— Curatrice
Daniella Alexandra Kaliada
n. 2000, Minsk
Daniella Alexandra Kaliada (nata nel 2000 a Minsk, Bielorussia) Daniella Kaliada cura, insieme a Natalia Kaliada MBE, la mostra Official. Unofficial. Belarus. Daniella è una curatrice e produttrice culturale che lavora all’intersezione tra arte contemporanea e contesto politico dell’Europa orientale. Ha moderato dibattiti pubblici al DOX Centre for Contemporary Art di Praga, è stata ospite come relatrice al Martin E. Segal Centre di New York e ha curato una mostra fotografica di Anna Goltsberg...
DOSSIER 02— Cocuratrice · Regista
Natalia Kaliada MBE
Minsk
Natalia Kaliada MBE è cocuratrice, insieme a Daniella Kaliada, della mostra Official. Unofficial. Belarus. Natalia è cofondatrice e direttrice artistica di BFT, nonché autrice teatrale, scrittrice e regista pluripremiata. Da vent’anni alla guida di «una delle compagnie clandestine più coraggiose e ispirate del pianeta» (The New York Times), attraversa con audacia le diverse forme d’arte, privilegiando una creazione ibrida e multidisciplinare. Negli ultimi due decenni, la sua inconfondibile...
DOSSIER 03— Artista concettuale · Drammaturgo
Nicolai Khalezin MBE
n. 1964, Minsk
Nicolai è un drammaturgo, curatore e stratega culturale bielorusso il cui lavoro occupa una posizione critica all’intersezione tra arte, politica e resistenza civile. In oltre trent’anni, Khalezin ha sviluppato una pratica che considera la cultura un’azione, non una rappresentazione, e intende la produzione artistica come un modo di chiamare il potere a rispondere pubblicamente delle proprie azioni in contesti segnati da censura e repressione. Negli anni Novanta, dopo il crollo dell’Unione...
DOSSIER 04— Pittore
Sergey Grinevich
n. 1960, Grodno
Sergey Grinevich è un pittore bielorusso e uno dei più importanti esponenti del movimento artistico non ufficiale del Paese. Diplomatosi all’Accademia statale delle arti della Bielorussia nel 1983, lavora da oltre quattro decenni come artista e insegnante ed è membro dell’Unione degli artisti bielorussi. La pittura di Grinevich affonda le radici nella tradizione figurativa e si apre alla sperimentazione contemporanea. Le figure monumentali e la vivace tavolozza sono segnate da ironia, gioco e...
DOSSIER 05— Artista concettuale
Vladimir Tsesler
n. 1951, Minsk
Tsesler è una delle figure più influenti e intransigenti dell’arte bielorussa contemporanea, riconosciuto a livello internazionale per un linguaggio visivo che fonde rigore concettuale, acume politico e ironia tagliente. Tra grafica, scultura, installazioni e interventi nello spazio pubblico, da oltre quattro decenni sviluppa una pratica che resiste all’estetica autoritaria e mette a nudo le assurdità e le violenze insite nel potere. Nato nel 1951 a Minsk, Tsesler si è formato nel sistema...
DOSSIER 06— Compositrice · Organista
Olga Podgayskaya
n. 1979, Minsk
Olga Podgayskaya è una compositrice e organista bielorussa il cui lavoro mette in dialogo le tradizioni sacre e la sperimentazione contemporanea. Formatasi all’Accademia statale di musica della Bielorussia e alla Haute École de Musique di Ginevra, è apprezzata sia come interprete del repertorio organistico antico e moderno, sia come compositrice di opere originali che esplorano il rituale, il silenzio e la trascendenza. Si è esibita in tutta Europa e ha collaborato con ensemble e festival...
DOSSIER 07— Chef · Artista concettuale
Rasmus Munk
n. 1991, Randers
Rasmus Munk è uno chef e artista concettuale danese, riconosciuto a livello internazionale per una pratica radicale e interdisciplinare che fonde gastronomia, performance e attivismo. È comproprietario ed executive chef di Alchemist a Copenaghen, premiato con due stelle Michelin e inserito tra i cinque migliori ristoranti al mondo da The World’s 50 Best Restaurants. Il lavoro di Munk ridefinisce l’esperienza gastronomica come opera d’arte totale (Gesamtkunstwerk), intrecciando gusto, scienza,...
DOSSIER 08— Artisti olfattivi
ol.factory
Studio olfattivo, Kyiv
Studio olfattivo ucraino fondato sull’idea che l’odore comunichi ciò che immagini e parole non riescono a dire. Nato a Kyiv per iniziativa di Khrystyna Kurhanska, ol.factory si occupa di fragranze su misura, identità olfattiva dei marchi e progettazione olfattiva per attività commerciali, trattando l’aroma come estensione strategica dell’identità anziché come decorazione. Per Venezia, lo studio ha realizzato The Smell of Dictatorship con Daniella Kaliada e Natalia Kaliada: l’atmosfera della...
— STAMPA
CHE COSA HA SCRITTO LA STAMPA
Che cosa ha scritto la stampa su Official. Unofficial. Belarus.
- Belarus Free TheatreComunicato stampa
Belarus Free Theatre presents Official. Unofficial. Belarus.
Il comunicato stampa integrale della mostra Official. Unofficial. Belarus. con informazioni sull’esposizione, sulle curatrici e sugli artisti partecipanti.
Leggi il comunicato completo - The GuardianReportage
‘The doorbell went at 5am. Six masked men were outside’: Belarus Free Theatre bring totalitarian terror to the Venice Biennale
Melissa Denes racconta il dietro le quinte della realizzazione di Official. Unofficial. Belarus.
Leggi su The Guardian - ARTnewsIntervista
Belarus Free Theatre’s Venice Exhibition Shows What Repression Feels Like
Harrison Jacobs intervista le curatrici Daniella Kaliada e Natalia Kaliada MBE in vista dell’apertura di Official. Unofficial. Belarus.
Leggi su ARTnews - FriezeIntervista
Belarus Free Theatre on Censorship, Exile and the Politics of the Venice Biennale
Terence Trouillot parla con Natalia Kaliada MBE e Daniella Kaliada di censura, esilio e politica della Biennale di Venezia.
Leggi su Frieze - The Art NewspaperPodcast
Venice Biennale Special 2026 — podcast
Lo speciale di The Art Newspaper sulla Biennale di Venezia. Alexander Morrison intervista la curatrice Daniella Kaliada su Official. Unofficial. Belarus. Il servizio comprende anche la recensione della mostra principale In Minor Keys.
Leggi su The Art Newspaper - The Art NewspaperSelezione
Our pick of the best pavilions at the 61st Venice Biennale
Una menzione speciale per Official. Unofficial. Belarus. nella selezione dei migliori padiglioni della Biennale di Venezia di quest’anno proposta dalla testata.
Leggi su The Art Newspaper - Artnet NewsSelezione
Best in Show: 6 Standouts at the 2026 Venice Biennale
Artnet News sceglie Official. Unofficial. Belarus. tra le sei proposte di spicco della 61ª Biennale.
Leggi su Artnet News
— VOCI
AMICI DI BELARUS FREE THEATRE.
— Premio Nobel per la letteratura
«Desidero salutare con grande calore l’apertura alla Biennale di Venezia del «padiglione» nazionale della Bielorussia indipendente, presentato da Belarus Free Theatre, che continua a battersi per il diritto degli artisti bielorussi a presentare il proprio lavoro sulla scena mondiale. Siamo stati costretti a lasciare la Bielorussia. Ci è stata sottratta la nostra patria. Ma non ci siamo arresi. L’abbiamo portata con noi, nei nostri cuori, e continuiamo a costruire una Bielorussia futura nella mente e nei sogni, affinché un giorno possiamo tornare a casa con nuove idee e nuove visioni, senza perdere il nostro posto nella storia, senza perdere il futuro.»
Svetlana Alexievich
— Amico di lunga data e Trustee di Belarus Free Theatre
«Da oltre vent’anni condivido un cammino con Belarus Free Theatre; sono orgoglioso di esserne amico e membro del consiglio di amministrazione. Partecipare a questa prima presenza di una Bielorussia indipendente alla Biennale di Venezia è insieme un’emozione e un onore. Le voci di chi viene ridotto al silenzio si faranno sentire sulla scena mondiale dell’arte contemporanea. In un’epoca in cui l’umanità affronta sfide senza precedenti, Belarus Free Theatre continua, attraverso un’arte capace di aprire nuove strade, a creare una speranza a cui tutti possiamo aggrapparci.»
Jude Law
— Amica di lunga data e sostenitrice di Belarus Free Theatre
«Molti anni fa, Tom Stoppard mi ha fatto conoscere l’incredibilmente coraggioso e valoroso Belarus Free Theatre: poter fare anche il minimo per aiutarlo è stato un grande privilegio e una lezione di umiltà, e sono orgogliosa di esserne amica. Come attrice, scrittrice e presentatrice nel Regno Unito, sento una profonda responsabilità e vicinanza umana che mi spingono a far conoscere almeno una parte delle sofferenze che altre persone, proprio come me, stanno vivendo in Bielorussia. Le loro storie sono strazianti, ma il loro obiettivo è chiaro come la luce del giorno: libertà nelle arti creative e protezione da procedimenti giudiziari e incarcerazioni. Il fatto che abbiano un «padiglione» nella splendida città di Venezia è emozionante e più che meritato. Li sostengo con tutto il cuore e tutta l’anima.»
Dame Joanna Lumley
— Q&A
LE DOMANDE CHE CI FANNO.
Per saperne di più su Belarus Free Theatre e su Official. Unofficial. Belarus.
Che cos'è Belarus Free Theatre?
Belarus Free Theatre (BFT) è un’organizzazione senza scopo di lucro di rilievo internazionale con oltre vent’anni di spettacoli premiati, documentari, mostre, programmi di formazione artistica e campagne internazionali. Definita dal New York Times «una delle compagnie clandestine più coraggiose e ispirate del pianeta», ha come cofondatori e direttori artistici Natalia Kaliada e Nicolai Khalezin, insigniti nel 2023 dell’onorificenza di Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico (MBE) per i servizi resi al teatro, nell’ambito delle onorificenze per il compleanno del re.
Apprezzata dalla critica e dal pubblico per un teatro provocatorio e dalla fisicità mozzafiato — oltre 50 produzioni rappresentate in più di 40 Paesi — BFT ha ricevuto nel 2024 una candidatura agli Olivier Awards per l’opera King Stakh’s Wild Hunt, presentata in prima mondiale al Barbican Theatre di Londra.
La capacità di innovarsi e trasformarsi è uno dei tratti distintivi della compagnia. Sui palcoscenici, nelle gallerie d’arte e negli stadi di calcio, nelle scuole e sul grande e piccolo schermo, conserva una cifra nata da una consapevolezza profonda e personale del prezzo della libertà e della responsabilità di difenderla. Tra i patrocinatori a vita di BFT figurano Sir Tom Stoppard, Harold Pinter e il presidente Václav Havel.
Teatro
- Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico (MBE) per i servizi resi al teatro — 2023
- Candidatura agli Olivier Awards, categoria Outstanding Achievement in Opera, King Stakh’s Wild Hunt — 2024
- OffWestEnd Award, KS6: Small Forward — 2026
- The Stage International Award — 2021
- Candidatura ai Drama Desk Awards, Being Harold Pinter — 2011
- OBIE Award, Discover Love / Being Harold Pinter / Zone of Silence — 2011
Diritti umani
- Premio Magnitsky per l’impegno nel campo dei diritti umani e contro la corruzione — 2020
- Premio Václav Havel per il dissenso creativo della Human Rights Foundation — 2018
- Freedom Award, conferito dall’Atlantic Council al Wrocław Global Forum — 2011
- Premio per i diritti umani della Repubblica francese — 2007
- Meritorious Honour Award del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti per il coraggio personale, a Natalia Kaliada — 2000 e 2001
Qual è la posizione politica di BFT?
BFT è uno dei principali movimenti di resistenza alla dittatura nel Paese e opera interamente dall’esilio: è l’unico teatro in Europa messo al bando dal proprio governo per ragioni politiche. La sua direzione artistica è composta da rifugiati politici bielorussi, residenti nel Regno Unito dal 2011, che svolgono ruoli di primo piano nella difesa dei diritti umani a livello internazionale.
Fondata nel 2005 per creare, insegnare e mettere in scena il teatro a Minsk, sotto l’ultima dittatura d’Europa, BFT fu costretta a operare in clandestinità. Nel 2011, dopo anni di intimidazioni, arresti e detenzioni per aver fatto teatro, i cofondatori e direttori artistici Natalia Kaliada e Nicolai Khalezin, insieme alla figlia Daniella Kaliada, furono costretti a lasciare la Bielorussia e ottennero asilo politico nel Regno Unito.
Con gli attori ancora nel Paese, BFT sperimentò per prima la creazione teatrale a distanza su Zoom, molto prima che la pandemia trasferisse il resto del mondo del lavoro sulla stessa piattaforma. Nell’inverno del 2021 la compagnia portò in salvo fuori dalla Bielorussia i sedici attori dell’ensemble e i loro familiari, in risposta al grave rischio di rappresaglie cui erano esposti in quanto oppositori di primo piano del regime.
Da allora BFT opera interamente dall’esilio, creando dalla propria sede permanente di Londra ambiziose produzioni teatrali che vanno in tournée in tutto il mondo e gestendo, parallelamente, un laboratorio teatrale in Polonia per bambini e adulti costretti a lasciare le proprie case a causa della guerra in Ucraina e della dittatura in Bielorussia.
Come può BFT creare arte incisiva sulla Bielorussia dall’esilio?
Dal 1994, gli artisti bielorussi che si confrontano criticamente con la dittatura sono costretti a lavorare in esilio, in clandestinità o sotto la minaccia del carcere. BFT ha conosciuto tutte queste condizioni: anni di intimidazioni, arresti e detenzioni per aver fatto teatro, l’esilio della direzione artistica nel 2011 e quello dell’ensemble nel 2021.
In esilio la missione non è cambiata. Da due decenni la compagnia concepisce e dirige produzioni premiate che raccontano la dura realtà della vita quotidiana in Bielorussia, portano alla luce i tabù del Paese e chiedono che i responsabili rispondano delle proprie azioni sulla scena mondiale.
Queste produzioni continuano a raggiungere il pubblico in patria. L’opera King Stakh’s Wild Hunt è stata trasmessa in streaming durante le festività del 2023 in oltre 60.000 case bielorusse. La serie YouTube di BFT Grating with Khalezin ha superato i 10 milioni di visualizzazioni in 132 episodi, aiutando gli spettatori bielorussi a comprendere i meccanismi della post-verità e della propaganda e offrendo nuove prospettive sull’attivismo pacifico e sulla libertà di espressione. Tra gli ospiti figurano Sir Stephen Fry, lo chef premiato con due stelle Michelin Rasmus Munk, Sviatlana Tsikhanouskaya e la rockstar Andriy Khlyvnyuk, frontman dei Boombox, noto soprattutto per la collaborazione con i Pink Floyd all’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina.
Come è stato riunito questo gruppo di artisti e collaboratori?
Official. Unofficial. Belarus. riunisce un collettivo di importanti artisti contemporanei in una collaborazione senza precedenti a livello mondiale. Molti sono artisti bielorussi che, come BFT, sono stati perseguitati dal regime e costretti all’esilio. Da lì portano avanti senza paura una vivace cultura indipendente bielorussa, che esiste parallelamente allo Stato.
Accanto a loro ci sono gli innovatori olfattivi ucraini di ol.factory, lo straordinario provocatore culinario danese Rasmus Munk e gli amici e sostenitori di lunga data di BFT: Gillian Anderson, Sir Stephen Fry, Jude Law (membro del consiglio di amministrazione di BFT), Dame Joanna Lumley e Ruth Wilson, che hanno prestato le loro voci alle testimonianze di prigionieri politici bielorussi recentemente liberati nell’installazione sonora Voice Overs.
Insieme formano una costellazione artistica impossibile da ignorare, che nessuna istituzione statale potrebbe mai riunire. Affermano così che è la cultura indipendente bielorussa, non il regime, a detenere l’autorità culturale e a meritare il posto che le spetta sulla scena mondiale.
Come è entrato uno chef in un progetto artistico?
Natalia Kaliada MBE ha incontrato per la prima volta lo chef Rasmus Munk nel 2024, dopo una cena a sorpresa organizzata dal marito e dalla figlia all’Alchemist, il ristorante di Munk a Copenaghen. Descrive quell’incontro come «incontrare un’anima gemella che è come BFT, ma nel mondo delle arti culinarie».
Da oltre vent’anni BFT usa il cibo come strumento di provocazione, in modo memorabile nello spettacolo Trash Cuisine, e desiderava portarlo alla Biennale di Venezia per celebrarlo come arte. Da qui è nata l’idea di invitare Rasmus a sviluppare un percorso di privazione sensoriale e a creare «una consistenza che si dissolve lasciando la speranza come retrogusto».
Dove sono state realizzate le opere? Sono uscite dalla Bielorussia?
Nessuna opera proviene dalla Bielorussia. La maggior parte è stata realizzata a Varsavia, dove BFT ha la propria base europea dal 2021, quando l’intera compagnia è stata costretta all’esilio.
Altrove, Taste of Nothing è stata sviluppata dallo chef Rasmus Munk insieme a Daniella Kaliada e Natalia Kaliada MBE nel suo ristorante Alchemist a Copenaghen; le candele The Smell of Dictatorship sono state create a Kyiv con lo studio ucraino ol.factory; il progetto di Confessional of the System è stato ideato da Natalia Kaliada MBE con Daniella Kaliada, mentre il codice è stato sviluppato al MIT di Cambridge, nel Massachusetts, grazie a un finanziamento del programma Social and Ethical Responsibilities in Computing del MIT.
Come funziona Confessional of the System?
Le telecamere a circuito chiuso all’esterno del confessionale seguono le persone che si muovono nelle vicinanze. All’interno della cabina, tre grandi schermi mostrano quelle riprese in diretta. Mentre sei seduto a guardare, una telecamera nascosta cerca un volto umano; quando trova qualcuno intento a osservare gli schermi, cattura una sequenza di fotogrammi.
Il ritratto viene inviato a una serie di servizi pubblici di ricerca inversa delle immagini e di riconoscimento facciale, ai quali viene posta la stessa domanda: chi è questa persona e dove altro compare questo volto? I risultati arrivano in frammenti — corrispondenze, profili, punteggi di probabilità — e il sistema li assembla in un dossier. Sull’immagine che la telecamera riprende in diretta vengono sovrapposte le statistiche del tracciamento facciale e le informazioni del dossier. Alcune sono reali, altre sono inventate per adattarsi al formato. Non puoi distinguere le une dalle altre, ed è proprio questo il punto.
Il dossier resta sullo schermo abbastanza a lungo da essere letto, abbastanza da mettere a disagio. Dopo 40 secondi scompare e viene sostituito da una frase: «Stavi guardando. Ora sei tu a essere guardato». Poi ogni fotogramma, ogni file e ogni traccia della sessione vengono distrutti. L’installazione non conserva nulla. La cabina torna alla sua griglia silenziosa e ricomincia a osservare la sala.
Sul piano tecnico, l’opera usa un software open source per il rilevamento dei volti (OpenCV), che individua i volti nell’inquadratura senza poter identificare le persone o tracciarle biometricamente. La fotografia acquisita viene utilizzata per una ricerca inversa su banche dati di immagini pubblicamente disponibili e su un archivio di immagini di celebrità provenienti da fonti aperte. Molte categorie e molti risultati sono simulati, per dare l’impressione di uno strumento di sorveglianza senza raccogliere dati a quel livello. Al termine dell’esperienza tutti i dati vengono eliminati completamente: non si conservano fotografie né registrazioni. Nulla viene archiviato e l’installazione è conforme ai requisiti del GDPR dell’Unione europea.
Di chi sono le testimonianze in mostra e come sono state raccolte?
Dal 2021 BFT ha sede tra Londra e la Polonia. A Varsavia è tra i fondatori del Belarusian Centre for Solidarity, che lavora con i rifugiati dall’Ucraina e con prigionieri politici bielorussi recentemente liberati. Le testimonianze sono state rilasciate volontariamente da persone che collaborano con BFT al Centro.
Sono presentate in forma anonima per timore di rappresaglie contro familiari e persone care rimasti in Bielorussia, molti dei quali sono ancora in carcere. Gli attori britannici Gillian Anderson, Sir Stephen Fry e Ruth Wilson si sono riuniti per leggere queste testimonianze e inserire i racconti in una raccolta sonora in cui la «casa» emerge non come un luogo fisso, ma come una struttura formata dalla memoria, dalla lingua e dalla ripetizione.
Perché BFT sostiene la conservazione delle opere antiche della Chiesa di San Giovanni Evangelista?
Come collettivo di artisti in esilio, Belarus Free Theatre si impegna nella tutela del patrimonio culturale. Durante la mostra, BFT finanzia la pulitura dei quattro dipinti antichi normalmente custoditi nella Chiesa di San Giovanni Evangelista, ovvero:
Dipinto di un allievo del Padovanino, «Madonna del Carmelo che consegna lo scapolare a San Simon Stock», XVII secolo.
Dipinto «Martirio di San Sebastiano», 1540–1605;
Dipinto di Pietro Ricchi, «Martirio di Santa Barbara», 1606–1675;
Dipinto di Antonio Vassilacchi detto Aliense, «San Giacomo Apostolo», 1556–1629.
A differenza di molti espositori, BFT estende la propria presenza a Venezia oltre la presentazione delle opere. Accanto all’attività espositiva, si impegna a contribuire alla salvaguardia dei beni storici e alla conservazione del patrimonio veneziano per le generazioni future.
- Madonna del Carmelo che consegna lo scapolare a San Simon Stock, di un allievo del Padovanino, XVII secolo
- Martirio di San Sebastiano, 1540–1605
- Martirio di Santa Barbara, di Pietro Ricchi, 1606–1675
- San Giacomo Apostolo, di Antonio Vassilacchi detto Aliense, 1556–1629
— SOSTIENI
AL FIANCO DI BELARUS FREE THEATRE.
Belarus Free Theatre è un’organizzazione senza scopo di lucro di rilievo internazionale che da vent’anni promuove la democrazia, difende le libertà e denuncia le ingiustizie attraverso spettacoli premiati, documentari, mostre, programmi di formazione artistica e campagne internazionali. Sostienila oggi ed entra a far parte della sua straordinaria storia.
— UN ALTRO MODO PER DONARE
Fai una donazione singola o ricorrente tramite il sistema di pagamento sicuro di PayPal.
- Nessun account PayPal richiesto
- Singola o mensile
- Gestito interamente da PayPal
— CONTATTI
SCRIVICI.
Per richieste della stampa, proposte di collaborazione o informazioni per collezionisti, invia un messaggio: il team ti risponderà direttamente.


















